Antonio U. Riccò

È lecito criticare questo o quel provvedimento approvato dal Governo Monti e presentato stasera in una conferenza stampa definibile “storica” non solo per la sua durata. Forse si poteva fare qualcosa in più per dare alla parola “equità” un senso pieno e convincente. E si potevano modulare diversamente provvedimenti comprensibilmente pesanti per lavoratori dipendenti e pensionati a basso reddito.

Tuttavia, una critica non sembra possa essere mossa al Presidente Monti e ai Ministri che con lui hanno presentato il decreto legge “per assicurare la stabilità finanziaria, la crescita e l’equità“: quella di non aver parlato un linguaggio chiaro e inequivocabile.

Ci hanno ricordato, con garbo ma con fermezza, che i problemi italiani non sono responsabilità degli altri europei, che la politica italiana non è riuscita per decenni a dare soluzione a problemi giganteschi, che un debito come quello accumulato (oltre 1.900 miliardi di euro) va rapidamente ridotto, che questo compito non può essere lasciato ai nostri figli e nipoti.

L’Italia è a un bivio – ha sostanzialmente detto il Governo a tutti gli italiani – e deve decidere quale strada prendere. La prima è una via difficile e irta di ostacoli, che richiede a tutti i cittadini e ai partiti politici un’assunzione di responsabilità. E che chiede a tutti di dare un contributo per il bene collettivo.
Monti e il suo team di tecnici hanno delineato un quadro di norme complesso e articolato – non perfetto, ma nemmeno improvvisato o banale – che costeranno a molti rilevanti sacrifici. Ora spetta alla politica verificare in tempi brevi se e in che misura alcune storture possano essere almeno ridotte, se non eliminate. Non sarà un compito semplice, per la ristrettezza dei tempi e per l’eterogeneità delle forze che hanno dato fiducia in Parlamento al nuovo governo. E soprattutto non lo sarà per il pericolo di far vacillare, tassello dopo tassello, l’intero progetto governativo.

Esiste un’alternativa?

Certo. Si può non approvare il decreto, portare rapidamente l’Italia alla bancarotta, far crollare l’euro e con la moneta unica l’intera Unione Europea. Con costi sociali inimmaginabili soprattutto per i ceti più deboli. Con un prezzo altissimo per la democrazia in Italia e in Europa. Regalando agli avvoltoi riuniti oggi nello pseudo-parlamento “padano” un cadavere eccellente, quello dell’Italia.

Non ha davvero avuto bisogno di offrire dettagli, il Presidente, per farsi capire, per far capire a tutti che il momento è drammatico. Questo è oggi, realisticamente, lo scenario alternativo alla medicina amara proposta dal Governo.
Se un anno fa il governo di centrodestra avesse puntato anche alla crescita e non solo alla tenuta dei conti… Se ancora qualche mese fa Berlusconi e Tremonti non avessero minimizzato la presenza della crisi e gli attacchi speculativi ai titoli di Stato italiani…

Purtroppo per noi non c’è, però, più spazio né tempo per i “se”. È impossibile chiudere gli occhi, ignorare la realtà o immaginarne una inesistente. Bisogna fare uno sforzo collettivo, cercare di migliorare le norme e far pagare i costi in proporzione ai redditi di ciascuno. E sperare che nessuno si avventuri per scorciatoie che porterebbero l’Italia e gli italiani (e non solo loro) dritti dritti in un burrone.


L'articolo rispecchia l'opinione della persona che lo firma. Potrebbe perciò non corrispondere alla posizione ufficiale del PD Germania. Siamo un partito democratico di nome e di fatto e quindi siamo lieti di ospitare anche contributi redazionali oltre ai comunicati della Segreteria.
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4 commenti a “L’Italia a un bivio”

  1. Giovanni

    Antonio, un bellissimo intervento che mi sento di sottoscrivere in pieno. Ho la convizione che nei momenti difficili si veda la qualità delle persone e credo che gli italiani non deluderanno.
    Ciao, Giovanni

  2. Luca Urpi

    Esistono le alternative. E non stiamo parlando di un mondo che è o bianco o nero, o Euro o morte!
    I costi sociali inimmaginabili li stiamo solo rinviando. Gli avvoltoi della Padania gridano alla soluzione facile, ma ci sono delle vie di mezzo, non è questione di vita o di morte. Comunque, avendo deciso di prendere la medicina Monti, bene, spero si siano lette le controindicazioni e gli effetti collaterali. La lega sta gridando contro la medicina, ignorando la malattia, ma il Pd accettando la medicina, si è informato davvero su di essa? La risposta, sembra essere no.
    Se poteste tracciare un bilancio di 10 anni di euro per il sistema italia e per il sistema germania, vedreste andamenti divergenti. Chi ha guadaganto con l’euro? chi ha perso? Ovviamente, si potrebbe fare un ragionamento ipotetico, includendo uno scenario italiano in cui il governo fosse stato più attivo nei confronti dell’europa, ma non dimenticate che chi vince le elezioni rappresenta si il popolo ma anche il potere economico di un paese. Così in Germania l’euro è accettato, così in inghilterra si è tenuta la sterlina continuando a svalutare e negli ultimi anni si è iniziato a delocalizzare, così in Italia l’euro è spesso sul banco dei colpevoli per le più disparate ragioni: il sistema italiano di piccoli-medi imprenditori basava il prodotto su qualitá e prezzo competitivo, entrati nell’euro si è agevolata la delocalizzazione a breve raggio (ad esempio produrre in romania, assemblare o anche solo controllare in italia), preservando il marchio “made in italy” ma non l’occupazione in italia e i diritti degli operai (tra l’altro, se i diritti del lavoratore rumeno fossero come quelli del lavoratore italiano, il lavoro li costerebbe molto di più).

    Come PD germania, cosa volete fare? Lottare per mantenere un euro che avvantaggia la seconda casa e affossa la prima? O forse volete andare più in dettaglio nell’analisi, scoprendo come anche per la germania, valutando ad esempio l’aumento di produttività dei lavoratori confrontato con l’aumento delle retribuzioni degli stessi, l’euro ha si portato crescita qui, ma in modo iniquo?

    Per misurare l’iniquità, si può ricorrere all’indice Gini: non è il meglio, è un indice statistico con tutti i problemi del caso, ma può dare un’idea. Più alto è, più la ricchezza dell’intero paese è concentrata tra i più ricchi (due estremi, come esempio: svezia ha indice Gini 0,25, il messico 0,52)
    Un grafico basato sui dati EUROSTAT, lo potete trovare qui:
    http://logicorum.wordpress.com/2011/07/08/einkommensungleichheit-in-deutschland-angewachsen-der-gini/
    Potete trovare gli stessi dati per l’italia (significativo il balzo tra 1995 e 2005)

    Personalmente, non sono contrario a priori all’euro. Ma se i risultati di 10 anni di euro sono quelli che abbiamo ora, non vedo perchè continuare a difenderlo come fosse un feticcio. L’Italia è (seppur in calo) la 10a potenza industriale/economica. Prendiamone atto, abbiamo abbastanza forza da discutere di tutto, a livello mondiale e soprattutto europeo. In economia, il modello/linea di pensiero che si segue/utilizza per analizzare la realtà a sua volta influenza la realtà stessa, a causa della natura stessa dell’economia. Non dimentichiamolo quando diamo in mano la salvezza dell’economia ad un gruppo di persone che segue una certa linea di pensiero.
    La nostra economia ha sicuramente bisogno di una “registrata”, ma di questo ha bisogno anche l’euro. Invece no, noi siamo dei codardi, non vogliamo leggere (studiare?) l’euro per quello che è, ma siamo pronti a lasciare il dibattito e le critiche allo stesso in mano agli imbecilli. Volete dare la colpa a berlusconi anche degli attacchi speculativi? Chiedetevi piuttosto quale poteva essere il ruolo della BCE in quel frangente, altrimenti VOI state vivendo in una realtà inesistente e darete risposte illusorie. Se volete dare la colpa a chi c’era prima, dovete risalire a molto prima (vedi http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002604.html).
    Così, si scava il fosso per il PD, dato che possiamo credere ad un sacco di storie, ma ricordiamo qual è “il sistema” più grande, ovvero che le singole economie nazionali sono legate a doppio mandato all’euro, se uno degli effetti (non voluto, o non debitamente tenuto in conto) dello stesso è rinforzare le economie leader a scapito delle altre, questo è il trend che sarà rispettato nei prossimi anni, indipendetemente da qualunque manovra attuino italia grecia portogallo o spagna. Patti chiari, amicizia lunga, se vogliamo l’euro, vediamo cosa vuole l’euro dall’italia.
    La medicina è amara, ma sarà anche efficace? Monti è stato chiaro, complimenti a chi gli scrive i testi, speriamo che l’autorevolezza infusagli dall’essere presidente della Bocconi lo aiuti ad essere un buon tecnico: parla di crescita, ma di questo parlavano anche Tremonti, Berlusconi, Prodi, Veltroni.
    Un conto è parlarne, un altro è prepare il terreno per la stessa (e un altro ancora se la crescita sia la soluzione). Problema dell’italia è un’economia stagnante da ormai 15 anni: possono i tagli alle pensioni aiutare questo? Non saranno solo un palliativo, un escamotage per ridurre il rapporto spesa pubblica/PIL e poi far apparire questo rapporto come segno di crescita quando invece non lo é (e ce ne renderemo contro tra 3-5 anni, quando il governo Monti sarà dimenticato)?
    L’euro ha bisogno dell’italia, ma l’italia ha bisogno dell’euro? la discussione andrebbe avviata ora, su basi razionali e non su spauracchi lega-berlusconi-fine del mondo. Ascoltiamo il parere di Prodi, di Bossi, ma stiamo pronti ad ascoltare anche di economisti, di tecnici, di qualcuno che faccia ricerca adesso, oltre ad averla fatta negli anni 70.
    Non dovete preoccuparvi della Lega. Dovete preoccuparvi del perchè le persone votino lega, del perchè le persone votino pdl, del perchè pensate un governo tecnico a cadenze regolari sia l’unica soluzione possibile.
    Uno dei problemi enormi non è il fatto che “i vecchi” siano inchiodati al loro posto, ma che le carriere che loro hanno iniziato trent’anni fa, non siano più possibili. Per chi ha meno di 35 anni, non ci sono più le stesse possibilità dei padri.
    Per questo, allungare l’età pensionabile non aggraverà la situazione occupazionale dei giovani, ma allo stesso tempo non aiuterà a raggiungere “la crescita”, questo mito che difenderete a oltranza.
    Potete credere (pace all’anima sua) a Padoa Schioppa e scaricare la colpa sui bamboccioni, o forse potete leggere l’italia per quello che è, il cui risultato finale è, in ultimo, una democrazia che elegge berlusconi, non un berlusconi che violenta la democrazia. Quello arriva dopo e tornerà, se l’opposizione è altrettanto malinformata e non in grado di informare, distinguendosi solo per saper gridare di meno. Perchè pensate di pietro o grillo siano in crescita? non sono certamente più informati, ma hanno capito che basta gridare, cosa molto più facile da fare che informarsi e informare. Non informarsi e non gridare, è una scelta, ma se ne accettino le conseguenze.

    P.s: “un debito come quello accumulato (oltre 1.900 miliardi di euro)” non vuol dire niente di per se, va almeno rapportato al PIL, dopodichè si vedano i casi estremi di Giappone (7500 miliardi di debito, 170% del pil) e Russia (150 milioni di debito, 7% del pil) o Nigeria (debito/pil 18%) e si decida in quale nazione è la libertá,democrazia, diritti del singolo e tutti questi bei valori sono rispettati e difesi …

  3. Antonio U. Riccò

    Caro Luca,

    è praticamente impossibile in un commento rispondere al tuo, perché accenni a molti diversi temi e argomentazioni e soffermarsi anche solo per poco su ciascuno richiederebbe molto tempo. Mi limito a isolare quello che mi sembra sia il nocciolo delle tue osservazioni, cioè la convinzione che far tornare l’Italia alla lira risolverebbe molti problemi.

    Non sono un economista – e d’altra parte non si può dire che gli economisti abbiano sempre ragione, come ben si è visto nel recente passato – ma la grande maggioranza di loro mi sembra che consideri questa eventualità come la peggiore delle ipotesi. E le loro tesi mi convincono più di quelle di chi, anche in Germania, teorizza un euro del Nord e un eurino dei paesi-straccioni.

    Il debito accumulato (in euro) non sparirebbe da un giorno all’altro ma andrebbe restituito ai creditori (a pena di giocarci la credibilità rimasta). E sarebbe certo faticoso farlo con una nuova lira che avrebbe molto meno valore della vecchia.

    Certo l’Italia potrebbe tornare a fare il giochetto della svalutazione periodica per recuperare competitività, ma d’altra parte anche le importazioni costerebbero di più. A rimetterci sarebbero sicuramente i ceti più popolari (pensionati, lavoratori dipendenti, piccoli artigiani e commercianti). A guadagnarci sarebbero i grandi gruppi finanziari stranieri, dei paesi con valute forti, che potrebbero comprare l’Italia a buon prezzo.

    Come hai capito, la tesi di mollare l’euro non mi convince. E tuttavia sono disponibile a farmi convincere se davvero ci sono argomenti validi.

    Cosa può/deve fare il PD? Ovviamente lo stabirà il partito tramite i suoi attuali dirigenti. Da iscritto dico solo che spero che il Partito Democratico sia consapevole del prezzo di eventuali errori e si batta per migliorare in tutto ciò che sarà possibile i provvedimenti del Governo Monti.

    Non credo sia né onesto né utile per il PD unirsi al coro di quelli che staranno a guardare o, peggio, scommettono sulla caduta dell’Italia allo scopo di guadagnare qualche voto alle prossime elezioni.

    Ciao!

  4. Luca Urpi

    La mia convinzione non è tornare alla lira, o almeno, non è un ritorno al passato ciò a cui punto.
    Il mio punto di partenza è chiedersi quali sono gli effetti dell’euro e se, 10 anni dopo, non sia il caso di ridiscuterlo.
    Data la volontà nulla di discutere l’euro e il comportamento della BCE o almeno una review di quanto é stato fatto o non fatto in sede europea negli anni antecedenti la crisi (ampiamente annunciata, certo in economia è difficile ascoltare le campane giuste), l’unica alternativa al momento è uscire dall’euro. Ancora si discute di come sia un problema il singolo stato, ma se anche germania e francia sono osservati speciali, forse il problema è nell’euro, non nell’europa o nei suoi componenti.
    Ad esempio, di recente è uscito un report OECD di come l’euro abbia fatto il bene, ma di pochi, anche in germania (v. articolo http://www.tagesschau.de/wirtschaft/oecdstudie106.html)
    “Cosa può/deve fare il PD? Ovviamente lo stabirà il partito tramite i suoi attuali dirigenti”
    Vero, ma noi possiamo pretendere di più da questi dirigenti, possiamo farlo solo informandoci a nostra volta.
    Forse, se i 5 minuti al giorno che dedicavamo all’essere antiberlusconiani li avessimo usati a studiare euro-bce e quali meccanismi sono in gioco ora, avremmo strumenti più utili per migliorare la manovra.
    Ammetto sia molto più noioso informarsi di economia che leggere di gossip.
    Però questo guardare ai nostri problemi ci ha fatto dimenticare come anche l’europa sia perfettibile e come nessuno sia perfetto, nemmeno uno stimato direttore della bocconi, nemmeno dei tecnici che lavorano da anni nella BCE, seppur si presentino meglio di un presunto imprenditore di Arcore.
    Abbiamo tempo per recuperare? non lo so, ma tanto più siamo informati noi singoli, tanto più lo sarà la dirigenza, tante più armi avremo contro il populismo.
    Proverò a condensare e a spiegarti le mie ragioni per cui credo che, proiettando al 2020 un’italia fuori dall’euro non starebbe molto peggio di un’italia dentro l’euro.
    Ciao!

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